Il cece (Cicer arietinum) è uno dei primi alimenti consumati dall'uomo. Il cece coltivato deriva da forme selvatiche del genere cicer, probabilmente da Cicer reticulatum. Le specie selvatiche si sono originate probabilmente in Turchia, mentre le prime testimonianze archeologiche della coltivazione del cece risalgono all'età del bronzo e sono state rinvenute in Iraq. I ceci si diffusero in tutto il mondo antico: dall'Egitto alla Grecia, fino all'Impero Romano. La parola cece deriva dal latino cicer, mentre il nome specifico arietinum si riferisce alla somiglianza che hanno i semi con il profilo della testa di un ariete. È noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso. I Romani adoravano cibarsene friggendoli nell’olio d’oliva, mentre gli Egiziani, considerandoli cibo per poveri, li davano agli schiavi. Il cece è inoltre legato ad un episodio sanguinoso della storia siciliana: i Vespri siciliani. La rivolta di Palermo del 1282, che vide la fine del dominio angioino in Sicilia, consacrò per breve tempo la parola “ciceri”, che in siciliano significa ceci, come discriminante tra la vita e la morte: i francesi, infatti, erano incapaci di pronunciarla senza accentare la "i" finale e i siciliani, ansiosi di sterminarli, costringevano le persone sospettate di essere francesi travestiti a pronunciarla: chi diceva “cicerì” veniva ucciso.
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